Perché siamo così disorientati nell’intercettare e rendere significativa la relazione con le nuove generazioni , perché siamo così distanti dai nostri giovani e dalle loro vere domande? Forse per pudore o per timore abbiamo smesso di essere per loro “adulti significativi”. Forse perché stiamo abitando un tempo in cui il cambiamento e l’accelerazione tecnologica ci travolge. Usiamo tutti le stesse tecnologie ma in modo molto diverso, essendo scarsamente consapevoli di come i giovani utilizzano la rete e ancor di più l’intelligenza artificiale.

Dietro la porta chiusa delle loro camerette per la prima volta i ragazzi non sono “soli” ma neanche banalmente “connessi” ad altri coetanei, amici e conoscenti; sono in “dialogo intimo” con “sistemi artificiali non umani” con i quali si aprono, si confidano, dialogano, si confondono nell’illusione di avere una relazione rassicurante, accogliente, lenitiva di quel dolore che non sa esprimersi.

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