di Maria Luisa Iavarone- Presidente Nazionale Cirped Centro Italiano di Ricerca Pedagogica

Avete presente quando si va a pesca e l’esca non è un bigattino, un pezzetto di pesce o una mollica di pane ma uno splendido pesciolino di plastica coloratissimo e realistico? Ebbene, questa mi sembra un po’ la metafora del meccanismo di finanziamento della ricerca italiana ed in particolare della logica che sta dietro i cosiddetti PRIN Progetti di Rilevante Interesse Nazionale. Provo a spiegarmi con qualche numero alla mano.

Il bando PRIN 2026 (attualmente aperto) stanzia per le “Social Sciences and Humanities (SH)” in sostanza l’area umanistica, il 30% del budget complessivo, ovvero poco meno di 78 milioni di euro. Per le “Life Sciences” il budget è il 35% pari a oltre 90 milioni e per le “Scienze fisiche e l’ingegneria” sono stanziati ulteriori 91 milioni di euro. La novità del Bando 2026 è che viene introdotta una linea specifica “PRIN Hybrid” con ulteriori 56,6 milioni di euro destinati a progetti multidisciplinari che riguardano in particolare l’impiego di nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale. Attualmente in Italia il personale strutturato dell’Università (PO+PA+RTD e RTT) ammonta complessivamente a poco meno di 50mila unità. Di questi 50mila il 42% è di Area STEM (Scienze, Fisica, Natura e Medicina), il 22% di Area Ingegneristica e Tecnologica e il 36% di Area Umanistica e Sociale. Tornando ai nostri PRIN siccome ogni progetto prevede una quota di finanziamento minimo di 1 Mil. e massimo 1.2 Mil di euro, significa che l’area umanistica ne vedrà finanziati ragionevolmente 65-70 al massimo per una macroarea (SH) cui afferiscono 7 sub aree: 1) Economia, finanza, management e demografia; 2) Diritto, scienze politiche, relazioni internazionali; 3) Sociologia, antropologia sociale, scienza della comunicazione e geografia; 4) Psicologia, linguistica, scienze cognitive e scienze dell’educazione; 5) Letteratura, filologia, storia dell’arte, architettura, musica e arti performative; 6) Archeologia e storia (dalla preistoria all’età contemporanea); 7) Urbanistica, Climatologia e transizione ecologica. Facendo un calcolo rapido “sul tovagliolo” per capire quanto sia effettivamente ripida questa salita i numeri che emergono sono piuttosto brutali: siamo di fronte a una competizione estrema. Se dividiamo i 65-70 progetti equamente nelle 7 sub-aree dell’area umanistica, spettano circa 9-10 progetti per panel.

Mettiamo, ad esempio, un progetto di ambito pedagogico (indipendentemente che sia Paed/01/02/03/04) deve competere con giganti come la Psicologia e le Neuroscienze cognitive. Se va bene, alla Pedagogia potrebbero toccare 1-2 progetti finanziati in tutta Italia. La probabilità matematica che un progetto pedagogico specifico venga finanziato scende drasticamente al 2-3% se consideriamo il filtro dei panel disciplinari; non si compete dunque solo attraverso la qualità della proposta scientifica ma contro la limitatezza fisica dei fondi che permette di finanziare solo un paio di idee in quel settore specifico su scala nazionale.

Riassunto: il Bando PRIN è il più competitivo della storia del “Research Funding” che nessuno stato al mondo abbia mai concepito eppure la soglia di sbarramento è talmente alta che anche progetti eccellenti resteranno fuori per pura mancanza di “capienza” economica del bando.

Tornando all’esempio della pesca sembra un mero esercizio agonistico fatto più per farci intrattenere con una canna in mano, senza nessuna chance autentica, perché, in realtà, l’esca è finta. Il pesce non può abboccare, noi intanto continuiamo ad abboccare all’amo